TRAMA
In un gioco crudele, una figlia decide di distruggere l'immagine della madre. Ma in certe famiglie l'immagine è tutto, e quel gioco si rivela fatale. Il titolo di questo libro sembra richiamare tanti fatti di cronaca che sempre più spesso vedono come tragici protagonisti membri della stessa famiglia. In realtà, in questo romanzo non scorre nemmeno una goccia di sangue: ma non per questo la sottile, silenziosa violenza che la percorre risulta meno devastante. Nata a Trieste, Michela Franco Celani vive in Alto Adige, dove insegna in un liceo classico tedesco. Editorialista di costume e di cultura, ha ideato il premio letterario MeranoEuropa.
RECENSIONE
Leggevo il titolo del romanzo, guardavo l'immagine della copertina, fantasticavo su come poteva essere questo libro. Di cosa parlasse, che cosa andasse raccontando di un rapporto così intimo e profondo. Quali sarebbero state le ragioni per le quali si desidera uccidere la propria madre. Ma quando ho iniziato a leggere mi sono ritrovata in un vortice di ricordi e pensieri delicati, struggenti, passionali. Il racconto di una figlia che detesta la madre per un'unica reale ragione: aver pensato di uccidere la figlia. Non ancora nata. Non importa se la decisione è stata un'altra, se quella figlia è comunque venuta al mondo, se le è stato dato amore e attenzione. Questa figlia odia nel profondo. Una madre bella, con un passato d'amore rifiutato, una madre che si è accontentata e che ha riposto nella figlia ogni sua soddisfazione. Eppure una madre punita, con gesti insensati, con ripicche e vendette. Dal mostrare la giovane nudità di fronte allo sfiorire di un corpo che invecchia al peggiorare la condotta a scuola per distruggere tutte le grandi aspettative e l'orgoglio di una madre contenta. Perchè? La ragione sta tra le righe di questo romanzo, nel racconto di uno zio che fu l'amore mancato della madre, nei ricordi di un passato sospeso e mai concretizzato. Uccidere la madre è metaforico. E' spezzare ogni sorriso, ogni motivo d'orgoglio di una madre che ha pensato di non metterla al mondo. Anche il solo pensiero è stato punito severamente.
"Una famiglia perfetta,
in cui regna una donna perfetta"
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