Voci di ragazze, le note di un pianoforte, la campana che scandisce i tempi dello studio e dello svago, il silenzio della notte nel dormitorio. Siamo in un collegio in Francia, nel dopoguerra. Thérèse aspetta l'estate, per poter fare ritorno a casa. Ma intanto la madre si è sposata e lei sa che non potrà tornare a rifugiarsi nel suo letto, dormirle accanto, come un tempo. Lì, in collegio, c'è però qualcuno che può darle e chiederle - spesso esigere - un affetto altrettanto intenso ed esclusivo, anche se di natura diversa: è l'appassionata, tirannica Isabelle. Destinato a durare il breve arco di una stagione, rubato allo studio, al tempo dei pasti e al sonno, consumato in un'aula deserta, nei bagni del collegio, nel letto di Isabelle, in uno squallido albergo, l'amore che lega le due compagne è fatto di abbandono totale e di disponibilità al gioco erotico; ma anche di pudore e di improvvise asprezze, tanto che le due protagoniste si danno del lei, durante i loro primi incontri, come vuole la regola del collegio, ma talvolta anche più in là, quando sentono, drammaticamente, l'impossibilità di una totale fusione l'una nell'altra. Scritto nei toni suggeriti da un lirismo intenso ma anche impregnato di fisicità, questo romanzo breve tocca il tema erotico con audacia, sincerità e originalità di linguaggio, inserendosi a pieno diritto nel grande panorama novecentesco del récit francese.
SUL ROMANZO
"Thérèse e Isabelle" è la storia di una delicata quanto scabrosa iniziazione omosessuale in un collegio femminile, d'ispirazione autobiografica come quasi tutta l'opera di Violette Leduc. Il testo, che è possibile leggere ora nella sua versione originale e che costituiva l'inizio di un romanzo, "Ravages", fu al centro di un vero e proprio dilemma editoriale, uno degli eventi più significativi e drammatici della sfortunata carriera letteraria di Violette Leduc. Siamo nel maggio del 1954. Leduc, all'epoca nota solo a una ristretta cerchia di ammiratori, era soprattutto apprezzata da Simone de Beauvoir che l'aveva seguita sin dai suoi esordi, senza lesinare né consigli né sostegno finanziario; fu la stessa Simone de Beauvoir a presentare il manoscritto a Gallimard. "Thérèse e Isabelle" era il primo lungo capitolo del romanzo, un episodio perfettamente conchiuso che trasponeva una felice vicenda personale: la passione travolgente e contraccambiata per una compagna di collegio, Isabelle, durata lo spazio di una stagione. Il romanzo, del resto, si sviluppava in prima persona e lo stesso nome della protagonista, Thérèse, non era altro che il primo nome di battesimo di Violette Leduc. Il racconto venne quindi prima censurato da Gallimard, poi smembrato e sensibilmente rimaneggiato dalla stessa Leduc. Oggi finalmente il testo ritrova la sua coerenza e continuità iniziali. Un'opera a se stante che si inserisce a pieno diritto nel panorama novecentesco francese. (Dalla postfazione di Carlo Jansiti).
RECENSIONE PERSONALE
Ho amato questo romanzo, subito, dalla prima pagina. La trama mi ispirava e l'ho scelto dopo aver letto qualcosa della Winterson. Motivo? Semplicemente ho apprezzato la narrazione di amori omosessuali con tale poesia e vibrazione. Non potevo non provare anche quest'autrice. L'amore di due adolescenti, la passione di una delle due, così travolgente, così innocente e pura. Un cuore che palpita e una scoperta dolce come il miele. Del proprio corpo, delle pulsioni e dei desideri. Il sesso passa in secondo piano, due persone, null'altro. Due sentimenti contrapposti: amore e curiosità. Therese ama, Isabelle vuole scoprire. Sé stessa o forse semplicemente dove può arrivare utilizzando la propria sensualità. La pubertà di due collegiali alle prese con un mondo protetto, ma libero e infuocato nel loro letto notturno. Di giorno segretamente taciuto. Il distacco, poi, delle protagoniste. Vissuto con ardore e dolore dal lettore. Perchè a volte anche le più forti emozioni servono solo come ponte per l'accettazione di sé stessi.

A inizio aprile 2007 è uscito il mio terzo libro intitolato "Un gigolo in doppiopetto".
La confessione-denuncia di un giovane gigolo ticinese
al servizio di donne attempate della società bene lombarda, comasca e ticinese in una storia vera.
Dalla recensione di Salvatore Feo su TicinoOnLine: "In un libro le scandalose rivelazioni di un gigolo. Trema l'alta borghesia ticinese.
Agenzie che reclutano giovanotti e ragazze. Festini a base di cocaina e sesso in ville ticinesi. Coinvolti avvocati, medici e politici. È il mondo di "Un gigolo in doppiopetto" il libro denuncia che mette in luce uno sconosciuto sottobosco ticinese".
ISBN: 978-88-902810-0-6
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